Terranuova Bracciolini

Incorniciata da un paesaggio che racconta secoli di storia, Terranuova Bracciolini si estende dal fondovalle fino alle pendici del Pratomagno, regalando scorci naturali unici, dove storia, arte e natura convivono in perfetta armonia.

Le origini: una delle “Terre Nuove” fiorentine

Fondata nel XIV secolo come Castel Santa Maria, Terranuova Bracciolini nacque come una delle famose “Terre Nuove” volute dalla famiglia De’ Medici di Firenze.
Insieme a San Giovanni Valdarno e Castelfranco Piandiscò, rappresentava un modello urbanistico innovativo, costruito per rafforzare il controllo fiorentino nel territorio.
Il borgo fu completato intorno al 1337 e, nel corso dei secoli, assunse il nome attuale in onore del suo più illustre cittadino: Poggio Bracciolini, umanista e scrittore del Quattrocento, celebre per la riscoperta di numerosi testi latini antichi.

Un centro storico che racconta il Medioevo

Passeggiando nel centro storico di Terranuova Bracciolini, è ancora possibile leggere l’impianto medievale originario: le vie regolari, le mura trecentesche e le torri raccontano l’antico spirito della città fortificata.
In Piazza della Repubblica, cuore del borgo, si affacciano il Palazzo Comunale e la Chiesa di Santa Maria Bambina, costruita nel XIV secolo e successivamente ampliata nel Settecento.

La cornice naturale

Terranuova Bracciolini è circondata da un ambiente naturale spettacolare, dominato dalle suggestive Balze del Valdarno, formazioni geologiche uniche che disegnano un paesaggio quasi lunare.
La strada panoramica che collega Terranuova a Piantravigne regala vedute mozzafiato su queste falesie di argilla e sabbia, modellate dal tempo e dal vento.
Nel territorio comunale si trova anche la Riserva Naturale di Bandella e Valle dell’Inferno, un’oasi di biodiversità lungo l’Arno, ideale per escursioni, birdwatching e passeggiate nella natura.

Un territorio tra colline e Pratomagno

Oltre al centro storico, Terranuova Bracciolini si estende fino alle pendici del Pratomagno, offrendo una varietà di paesaggi che vanno dalle dolci colline coltivate ai boschi montani.
Le sue frazioni e borghi rurali custodiscono chiese, pievi e case coloniche che raccontano la vita di un tempo, rendendo questo territorio una meta perfetta per chi ama la Toscana autentica.

 

I luoghi di interesse principali nel Comune di Terranuova Bracciolini

 

 

I paesi delle Balze

In prossimità di Penna, si può prendere quella che viene chiamata “strada delle Cave”, che ci porta proprio a ridosso del suggestivo paesaggio delle Balze e ne permette una fascinosa visione dal basso e dalla quale si possono raggiungere tutti i piccoli borghi collinari sviluppatisi, come castelli feudali, lungo il percorso della Cassia Vetus. Montemarciano: anch’esso feudo dei Pazzi, fu distrutto dai fiorentini nel 1288, e rimangono le due porte d’accesso (la Porta Campana e il cosiddetto “arco etrusco”).

Nei pressi di Montemarciano, l’Oratorio della Madonna delle Grazie, con un affresco del ‘400 ritenuto inizialmente opera giovanile di Masaccio. Delle successive deviazioni – sempre sulla destra – conducono alla Villa di Poggitazzi, (con fattoria, frantoio e palazzo signorile) e poi a Persignano e Piantravigne, due splendide terrazze sul panorama delle Balze, con gli abitati arroccati su speroni rocciosi. Furono anch’essi dei castelletti sottomessi al dominio dei Pazzi. Un membro della famiglia, Carlino, è ricordato da Dante in un canto dell’Inferno (XXXII, 69).

La valle dell’Inferno

La Valle dell’Inferno è come un segreto, è proprio dove non ci si aspetta, accanto all’autostrada del sole e al tracciato della ferrovia, lungo il corso del fiume Arno. Eppure qui si trova una importante zona umida di alcune decine di ettari, popolata in certe stagioni da stormi di aironi, garzette, cavalieri d’Italia ed altri migratori.

Il lago dell’oasi di Bandella si è formato a seguito della diga costruita nel 1956 per produrre energia elettrica; col riempimento della valletta è avvenuta la trasformazione in zona lacustre ed una progressiva rinaturalizzazione: oggi è un’area che richiede protezione e controllo come ambiente ricco di biodiversità. Per questo è stata istituita la Riserva Naturale: con l’area contigua, circa 500 ettari circondati da fitti boschi di querce. Nel silenzio, si possono osservare aironi bianchi e cinerini, il cormorano, il martin pescatore, l’averla, i germani; mentre alti nel cielo – alla ricerca di piccole prede – si possono avvistare il nibbio, il gheppio, la poiana, il falco di palude.

Nei dintorni, sono percorribili molti sentieri fra i boschi e le campagne e, nella stagione della fioritura, si trovano molte varietà di orchidee selvatiche. In tutta l’area contigua, non è difficile incontrare branchi di caprioli, cinghiali, istrici e volpi, oltre alla rarissima salamandrina dagli occhiali.

Nei dintorni di Terranuova

Appena fuori Terranuova, su una collina che offre un panorama sulle Balze, troviamo il convento di Ganghereto, costruito secondo la tradizione proprio sul luogo dove San Francesco avrebbe fatto sgorgare una fonte d’acqua.

Nelle vicinanze, la frazione del Tasso, castelletto di probabile origine longobarda nel mezzo di un paesaggio di calanchi d’argilla e rocce sedimentarie, ricche di reperti fossili e conosciute dai geologi come “sabbie del Tasso”.

Ancora nei dintorni di Terranuova, le Ville (un tempo “castello del Terraio”, popoloso borgo murato); Pernina (di origine medioevale, con una chiesa seicentesca circondata dai cipressi, su una collina silenziosa e panoramica); e infine Penna Alta, in cima a uno sperone di roccia, che ha mantenuto la struttura dell’antico villaggio fortificato medievale.

Val d’Ascione

Un percorso vivamente consigliato (anche in bicicletta) è quello della Valle dell’Ascione, che si imbocca proprio sul finire della salita di Ganghereto: una decina di chilometri attraverso colline coltivate che si alternano a prati e boschetti di querce, pioppi, ontani e macchie di ginestre ed eriche. Lungo il percorso, s’incontrano numerose testimonianze dell’architettura rurale: case coloniche, fienili, tabaccaie, ville padronali.

Questa è la strada dei formaggi, dove è possibile acquistare pecorini, ricotte e raveggiolo. Sulla sinistra, dei rapidi tornanti portano all’antico borgo di Cicogna, sviluppatasi attorno all’attraversamento viario (nei pressi della Villa, è da segnalare un importante giardino storico, di proprietà privata); sulla destra, invece, e poco più avanti si sale verso Castiglion Ubertini e Monticello, piccoli agglomerati rurali che risalgono al XIV secolo, in una campagna ben curata e ricca di punti panoramici.

Continuando la strada dell’Ascione, possiamo deviare per Traiana (insediamento di origine romana, quando nei pressi transitava il percorso della Cassia Vetus; il borgo attuale si sviluppò come mercatale del castello, attorno alla grande piazza centrale); e concludere a Campogialli, feudo ghibellino della potente famiglia dei Pazzi, che conserva l’aspetto del borgo fortificato, con suggestivi vicoli nel centro storico. Appena fuori dall’abitato, si trova la chiesa di Santa Maria in Campo Arsiccio. L’interno, a navata unica, conserva un interessante ciclo di affreschi del trecento e del quattrocento, di autori ancora ignoti.

La Chiesa di Santa Maria in Campo Arsiccio

Le origini dell’oratorio di Santa Maria in Campo Arsiccio, che si trova in campagna a poca distanza dal centro abitato di Campogialli (Terranuova Bracciolini), risalgono al medioevo e forse agli inizi del Trecento, quando ancora signoreggiavano nel territorio i Pazzi di Valdarno che controllavano la grande strada vicina percorsa dai pellegrini in viaggio per Roma: la cosiddetta via di “San Pietro”, che corrispondeva più o meno all’attuale “Setteponti”.

All’epoca, in chiesa c’erano due altari, di cui uno stava sotto l’immagine della Madonna col Bambino considerata «assai miracolosa» di fronte alla quale si celebrava la festa della Natività.
In seguito alle «soppressioni leopoldine» la chiesa fu utilizzata come cappella per tumulare cadaveri e poi, divenuta proprietà privata, fu persino trasformata in stalla per le pecore, nonostante in un angolo l’immagine della Madonna continuasse ad essere “scoperta” per impetrare grazie di ogni genere.

Nel 1906, l’intonaco, con cui qualche secolo prima si erano coperti gli affreschi che decoravano la chiesa, «cascando» fece intravedere delle figure; solo però nel 1954 il nuovo proprietario Marino Debolini decise di effettuare a sue spese il restauro totale dei dipinti, affidando il compito al sovrintendente Guido Morozzi. Oggi l’edificio è chiuso al pubblico, viene aperto solo in occasione di alcuni eventi durante l’anno.